Letteratura, musica

Città Vecchia di F. De Andrè

Questa canzone di De Andrè è stata censurata prima di essere pubblicata. ve la propongo nella versione originaria.
(Le note scritte sotto sono reperibili all’indirizzo https://www.youtube.com/watch?v=N9uMzcSNFCM&list=PL793874159BC65947&index=11)

Nei quartieri dove il sole del buon Dio
non dà i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente
d’altri paraggi,
una bimba canta la canzone antica
della donnaccia
quello che ancor non sai
tu lo imparerai
solo qui fra le mie braccia.
E se alla sua età le difetterà
la competenza
presto affinerà le capacità
con l’esperienza
dove sono andati i tempi di una volta
per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere
anche un po’ di vocazione.

Una gamba qua, una gamba là,
gonfi di vino,
quattro pensionati mezzo avvelenati
al tavolino
li troverai là, col tempo che fa,
estate e inverno
a stratracannare a stramaledire
le donne, il tempo ed il governo.

Loro cercan là, la felicità
dentro a un bicchiere
per dimenticare d’esser stati presi
per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia
col vino forte
porteran sul viso l’ombra di un sorriso
tra le braccia della morte.

Vecchio professore cosa vai cercando
in quel portone
forse quella che sola ti può dare
una lezione
—————————————-­————
1° Versione (censurata):
…quella che di giorno chiami con disprezzo
specie di troia
quella che di notte stabilisce il prezzo
alla tua gioia.
—————————————-­————
2° Versione (dopo censura):
…quella che di giorno chiami con disprezzo
pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo
alle tue voglie.
—————————————-­————

Tu la cercherai, tu la invocherai
più di una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto
al ventisette
quando incasserai delapiderai
mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire
“micio bello e bamboccione”.

Se ti inoltrerai lungo le calate
dei vecchi moli
In quell’aria spessa carica di sale,
gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini
e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire
sua madre a un nano.

Se tu penserai, se giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni
più le spese
ma se capirai, se li cercherai
fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo.

La prima versione di “La città vecchia”, incisa nel 1965 semplicemente col nome di Fabrizio, conteneva una strofa che venne censurata e che De Andrè dovette modificare per ottenere che la canzone venisse diffusa, quella in cui parla del professore: “vecchio professore cosa vai cercando in quel portone – è la versione più nota – forse quella che sola ti può dare una lezione quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie’. In origine, il cantautore aveva invece scritto:”quella che di giorno chiami con disprezzo specie di troia quella che di notte stabilisce il prezzo della tua gioia. Questa canzone è divenuta, prima attraverso un sempre più vasto successo di pubblico poi anche per la critica, un po’ il simbolo dell’universo poetico di De Andrè.
“La città vecchia” non è solo una delle più importanti canzoni di De Andrè, ma costituisce anche una buona base per illuminare le sue scelte artistiche e linguistiche. “La città vecchia” di De André è una rielaborazione-traduzione di una poesia di Umberto Saba intitolata anch’essa “Città vecchia”.
Nel testo di De Andrè, rispetto a quello originario di Saba, vi è un maggior realismo accompagnato a una semplificazione del lessico, delle immagini e dei concetti e irrobustito da un fortissimo gusto narrativo. De Andrè, nella chiusa, preferisce inserire un’apostrofe rivolta all’ascoltatore e un atto d’accusa all’ipocrisia borghese.
Presentando La città vecchia durante un’esibizione del ’97, De André disse: “è una canzone del 1962, dove precisavo già il mio pensiero. Avevo 22 anni, adesso ne ho… E il mio pensiero non è cambiato, perché un artista, a qualsiasi arte si dedichi, ha poche idee, ma fisse. Io credo che gli uomini agiscano certe volte indipendentemente dalla loro volontà. Certi atteggiamenti, certi comportamenti sono imperscrutabili. La psicologia ha fatto molto, la psichiatria forse ancora di più, però dell’uomo non sappiamo ancora nulla. Certe volte, insomma, ci sono dei comportamenti anomali che non si riescono a spiegare e quindi io ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell’errore, anche perché non ho mai capito bene che cosa sia la virtù e cosa sia l’errore”. Tale conclusione sostiene e giustifica le commosse parole finali di questa canzone, che già nel titolo richiama una celebre poesia di Umberto Saba, intitolata appunto Città vecchia.

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