Historica

Venere ericina

venereericinaAccostiamoci ad elementi mitici preistorici e protostorici siciliani che possono servirci per comprendere la grande diffusione nell’isola delle Madonne. L’isola è piena di antecedenti mitici che possono essere perdurati fino ai nostri giorni. Ci rifaremo, per ora, a una figura divina: la dea di Erice (ma il discorso potrebbe valere anche per quella di Enna, Kore). Questa era una dea indigena, di sostrato, di cui non si conosceva il nome originario, ma sicuramente una Grande Madre, essa prese diversi nomi, secondo i vari popoli che occuparono quel luogo, fu Afrodite per i Greci, Astarte per i Fenicio-Cartaginesi, Venere per i Romani e Madonna delle Nevi, come già si è detto, per i Cristiani. Molti nomi per una stessa dea: forse il figlio Erice era l’antico suo paredro. Il suo culto era molto diffuso in Sicilia: noi lo ritroviamo a Segesta, a Selinunte, a Palermo, ad Imera e poi, andando sempre verso oriente a Siracusa, a Messina, a Nasso, a Ibla Etnea, a Catania.

Erycina VenusTutta l’isola avrà risentito l’influsso della dea di Erice, e il culto era conosciuto anche fuori dell’isola, giusta una notizia dataci da Strabone (VI 2). Essa veniva venerata anche a Psofide, in Arcadia. (Paus. VIII 24). Inoltre, il suo culto era legato con quello di Sicca Veneria, in Africa, dove ogni anno giungevano colombe provenienti da Erice. La sua importanza sacrale doveva essere molto sentita in tutta l’isola, anche con riflessi politico-sociali. Ed infatti, il governatore Verre ne fece la sua protettrice per potere operare con più sicurezza nelle sue malefatte. Sicuro della protezione di Venus, egli poté operare dando una giustificazione al suo operato.

Erice, Castello - all'interno il Tempio di Venere

Erice, Castello – all’interno il Tempio di Venere

E per dimostrare con più elementi l’importanza della Venus nell’isola, ricordiamo con Diodoro (IV 83) che i consoli romani, quando giungevano in Sicilia, «deponevano» dinanzi alla dea il loro imperio: un segno di devozione e di sottomissione verso la dea che era divenuta la loro madre a seguito della leggenda eneica sulle origini di Roma. Sicuramente, il gesto dei consoli sarà stato un rituale sacro, reso non solo alla loro madre, ma alla dea che veniva avvertita come Madre. Ed ancora: la già ricordata ierodulia fa di essa una Grande Madre, che sicuramente, nei suoi caratteri di Vergine e Madre, avrà nel tempo segni continuati della sua presenza nell’isola.

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