Letteratura

Dante. Una vita

Manco da una settimana e nell’ultimo post dicevo che non sarei stato capace di scrivere un post al giorno. Ahimé, ho mantenuto la promessa! Che ho fatto in questa settimana? Mi sono riposato! Come? Leggendo libri!

In genere non riesco a leggere un libro per volta. Però arriva il momento in cui bisogna concluderne qualcuno, allora mi dedico più a quello. Pertanto ho finito “Il cerchio celtico” di B. Larsson e il saggio sui “Celti in Italia” di V. M. Manfredi. Il “De bello gallico” di Cesare è stato momentaneamente accantonato, è un libro che letto in maniera antologica risulta bellissimo, letto per intero, battaglia dopo battaglia, risulta un po’ noioso. Ma è pur sempre un classico, e gli anziani vanno rispettati.

L’emergente è un bel libro di Jacqueline Risset, “Dante. Una vita”. L’autrice dichiara nella prefazione che poco o quasi nulla abbiamo della vita di Dante, pertanto una biografia dantesca non può seguire il solito schema di vita e opere. E in effetti la Risset crea più un romanzo biografico che una vera opera scientifica. Da suggestioni provenienti dalle opere, da piccoli indizi sparsi nei versi danteschi l’autrice scrive interi capitoli assai godibili e nello stesso tempo convincenti. Direi che in questa biografia nessun dato è scientificamente provato ma nessuno è soggettivamente inventato. Un esempio per tutti sul primo incontro con Beatrice:

Nove fiate già appresso lo mio nascimento era tornato lo cielo de la luce quasi a uno medesimo punto, quanto a la sua propria girazione, quando a li miei occhi apparve prima la gloriosa donna de la mia mente, la quale fu chiamata da molti Beatrice li quali non sapeano che si chiamare. (Vita Nuova, II,1)

Questo incontro sarà l’inizio di un romanzo d’amore che trova il suo culmine nel seguente sonetto:

Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia, quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.
Ella si va, sentendosi laudare,
benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mòstrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi non la prova:
e par che de la sua labbia si mova
un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira! (Vita Nuova, XXVI)

 

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